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Pensioni…

La politica delle pensioni negli ultimi governi:
pensate mai che andrete in pensione?
pensate che andrete mai in pensione?
pensate che andrete in pensione? mai.

Le malefatte di PulseAudio

Ma cosa hanno fatto di male i poveri utenti Linux per meritarsi PulseAudio?

Quale sarà la soluzione al misterioso problema

Message: Error: pa_stream_writable_size() failed: connection terminated

che non mi lascia ascoltare la musica che mi piace?

Forse…

$ rm -rf .pulse* .gstreamer*

o forse…

$ sudo yum remove alsa-plugins-pulseaudio

Aggiornamento

Una soluzione più drastica ha risolto il problema:

$ sudo yum --releasever=15 distro-sync

I materiali nella direttiva PED

Rendo disponibile il contenuto di un minicorso tenuto da me e un collega nell’azienda in cui lavoro relativo all’utilizzo di materiali europei o americani in apparecchi soggetti alla direttiva PED.
Il testo completo della direttiva PED è reperibile sul sito della Comunità Europea.

Introduzione

Mentre codici come l’ASME Boiler and Pressure Vessel Code, forniscono in un unico testo tutte le informazioni necessarie per la scelta dei materiali destinati ad apparecchi in pressione, la direttiva PED fornisce pochi e semplici requisiti che lasciano una certa libertà d’azione.
Se da una parte, questa libertà, porta a un’elevata flessibilità, dall’altra parte permette errori che possono divenire critici in sede certificativa.

Questo articolo, non esaustivo dell’argomento, è una sorta di guida consolidata alla valutazione dei requisiti dei materiali (ma non alla scelta!).

I RES relativi ai materiali

La direttiva fornisce pochissime indicazioni sui materiali. Nell’allegato I, che elenca i Requisiti Essenziali di Sicurezza, al punto 4, sono date queste indicazioni:

I materiali utilizzati per la costruzione di attrezzature a pressione devono essere adatti per tale applicazione durante la durata di vita prevista, a meno che non si preveda una sostituzione.

Questa osservazione lascia piena libertà al progettista di scegliere materiali convenzionali o meno, a patto che sia verificata l’idoneità all’applicazione e, nel caso in cui i materiali si deteriorino nel tempo, ne sia espressamente richiesta (nel manuale d’uso e manutenzione) la sostituzione.
La differenza rispetto al codice ASME non è sottile: la PED non esclude alcun materiale (ASME richiede l’utilizzo dei materiali in ASME II e, in Italia, la Raccolta VSR limitava la scelta ai materiali contenuti in Raccolta M), lasciando al progettista l’onere consapevole della selezione.
Ovviamente ciò non significa che è possibile progettare attrezzature a pressione in pongo. I codici di calcolo, armonizzati o meno, tipicamente limitano le scelte a una classe piuttosto ristretta di materiali. Tuttavia, in caso di necessità, è possibile ricorrere a materiali non standardizzati.

Duttilità e tenacità

Al punto 4.1, lettera a), sono contenute le prescrizioni più importanti relative ai materiali, che:

devono avere caratteristiche adeguate a tutte le condizioni di prova e di esercizio ragionevolmente prevedibili, e soprattutto possedere duttilità e tenacità sufficienti; se del caso, le caratteristiche di questi materiali dovranno rispettare i requisiti del punto 7.5; inoltre, si dovrà procedere in particolare ad un’appropriata selezione dei materiali in modo da prevenire, se necessario, una frattura di fragilità; ove per motivi specifici si debba far ricorso ad un materiale fragile, devono essere previste idonee misure;

Innanzitutto, le caratteristiche dei materiali devono essere verificate tanto in esercizio quanto in prova. Niente meglio di un esempio può indicare cosa si intende in questo punto:

Serbatoietto in acciaio
Condizioni di progetto:
     PS = 10 bar g = 11 bar a = 1,1 MPa
     TS = 250 °C
Materiale:
     EN 10216-2 P195GH
Dimensioni:
     De = 406,4 mm
     t = 3 mm
Codice di calcolo:
     EN 13480-3 e EN 13480-5

Sollecitazioni ammissibili del materiale:
     f250 = 81,5 MPa
     ftest = 185,3 MPa

Pressione di prova:
     Ptest = 30 bar g = 31 bar a = 3,1 MPa

Verifica dello spessore minimo richiesto in esercizio
(coefficiente di giunzione z = 1):
     t = (PS · De) / (2 · f250 · z + PS) = 2,7 mm
Il materiale scelto è adatto all'utilizzo in esercizio

Verifica dello spessore minimo richiesto in prova
(coefficiente di giunzione z = 1):
     t = (Ptest · De) / (2 · ftest · z + Ptest) = 3,4 mm
Il materiale scelto non è adatto all'utilizzo in prova idraulica.

In secondo luogo, il materiale deve essere sufficientemente duttile e tenace; la necessità di buone caratteristiche è rimarcata poche parole dopo, con la richiesta di considerare il rischio della rottura fragile. A tale proposito, alcuni requisiti numerici sono elencati al punto 7.5 dell’allegato I.
Prima di vedere quali sono le indicazioni quantitative, notiamo che la direttiva specifica un se del caso, evidentemente ritenendo che l’applicabilità dei requisiti del punto 7.5 sia oggetto di valutazioni da parte del progettista. La direttiva permette anche l’eventuale uso di materiali fragili allo stesso modo (libertà utile quando serve installare, ad esempio, specole visive).

I requisiti numerici, in linea con lo stile generale della direttiva, sono pochi ed essenziali:

Qualora non siano richiesti altri valori in base ad altri criteri da prendere in considerazione, per essere conforme al punto 4.1, lettera a) un acciaio è considerato sufficientemente duttile se l’allungamento dopo la rottura, in una prova di trazione effettuata secondo un procedimento standard, è pari almeno al 14 % e se l’energia di flessione da urto, misurata in provetta ISO V, è pari almeno a 27 J ad una temperatura al massimo pari a 20 °C, ma non superiore alla temperatura minima di esercizio prevista.

Come anticipato al punto 4, i requisiti sono relativi a duttilità e tenacità, appunto. Si rimarca ancora che la loro applicabilità è soggetta a eventuali richieste alternative valutate dal progettista.

Allungamento minimo
Un allungamento minimo del 14 % è richiesto in garanzia di una sufficiente duttilità.
Un esempio permette di capire il motivo della presenza del requisito:

Serbatoio sferico di raggio R in pressione P
Se la pressione P causa il raggiungimento del limite di snervamento e la conseguente deformazione del metallo (a stato di sforzo costante), un allungamento del 14 % porta a un aumento del volume della sfera:
   Vi = 4/3 · π · R3
   Vf = 4/3 · π · Rf3 = 4/3 · π · 1,143 · R3
Perciò:
   Vf = 1,143 π Vi = 1,48 π Vi

Supponiamo di essere in prova idraulica a pressione p.
Il serbatoio si deforma e la pressione interna al serbatoio decresce.
Valutiamo di quanto, considerando costante l'energia interna al serbatoio (una parte della pressione se ne va in energia di deformazione):
   Ei = P · Vi = Pf · Vf = Pf · 1,48 · Vi = Ef
otteniamo:
   P = Pf · 1,48
o meglio:
   Pf = 0,67 · P
Significa che un allungamento del 14 % è in grado di ridurre di 1/3 la pressione interna del serbatoio sovraccarico, con buone probabilità di evitare la rottura per sovrasollecitazione.

Supponiamo di avere un sistema di alimento che mantiene costante la pressione p
L'energia finale contenuta nel volume dilatato sarà:
   Ef = Vf · P = 1,48 · Vi · P = 1,48 · Ei
o meglio:
   Ef = 1,48 · Ei
Significa che prima di giungere a rottura, il serbatoio è in grado di assorbire un aumento di energia interna del 50 % rispetto all'energia contenuta a inizio deformazione.

Resilienza minima
I metalli hanno generalmente un temperatura, detta di transizione, raggiunta la quale il comportamento del metallo diventa duttile da fragile (in salita) o viceversa (in discesa).
Al fine di evitare un comportamento fragile (caratterizzato da rotture di schianto, causate da un apporto di energia anche basso, senza evidenti deformazioni), è richiesta al metallo base una prova di resilienza, con valore di energia assorbita pari almeno a 27 J alla temperatura minima cui il metallo può trovarsi in esercizio (considerando anche i transitori). In ogni caso, la temperatura cui effettuare il test, non deve essere superiore a 20 °C.

Anche qui il requisito deve essere valutato dal progettista: ad esempio, una pentola a pressione inizierà a contenere pressione relativa (e quindi sollecitazione nel materiale) quando la sua temperatura raggiungerà quella di ebollizione dell’acqua, cioè 100 °C. A questa temperatura, infatti, la pressione di saturazione dell’acqua sarà pari a quella atmosferica. Con l’aumentare della temperatura oltre i 100 °C, aumenterà anche la pressione e, di conseguenza, anche lo stato di sollecitazione.
In queste condizioni, è inutile prevedere verifiche di resilienza dell’acciaio, poiché a 100 °C, certamente, il materiale sarà oltre la sua temperatura di transizione e il rischio di rottura fragile è inesistente.

Requisiti legati al processo

Proseguendo, al punto 4.1, lettera b), sono presenti ulteriori prescrizioni, relative alla resistenza chimica:

I materiali delle parti pressurizzate [...] devono possedere una resistenza chimica sufficiente al fluido che sarà contenuto nell’attrezzatura a pressione; le proprietà chimiche e fisiche necessarie per la sicurezza operativa non devono essere influenzate in modo rilevante nel corso della durata di vita prevista dell’attrezzatura;

Il RES è banale, ma vale la pena di chiarire comunque con un esempio:
- un recipiente per azoto potrà essere fabbricato in A106, A105 e A234 oppure in P235 e P245: tutti acciai dolci al carbonio con buone proprietà meccaniche e molto diffusi, ma non particolarmente pregiati.
- una tubazione per acqua calda o per vapore potrà essere fabbricata in A304 o A316: acciai inossidabili abbastanza comuni e molto resistenti, ma non eccessivamente costosi.
- una tubazione per acqua geotermica (più corrosiva dell’acqua di rete) o una vasca per la produzione di fertilizzanti (che dovrà contenere acido fosforico o solforico) potranno essere realizzate in 904L: meno comune e più costoso del citato A316, ma comunque più economico di un superduplex.
- una valvola per applicazioni marine potrà essere realizzata in superduplex A182 F61: acciaio molto costoso, ma resistente ai cloruri, alla vaiolatura e alla corrosione sotto sforzo.
I siti dei produttori, le specifiche dei materiali o le norme europee (divise per campi di applicazione), oltre che l’esperienza, forniscono molte utili indicazioni per la scelta del materiale adatto all’applicazione in considerazione.

Alle lettere c), d) ed e) sono riportati ulteriori requisiti abbastanza ovvi:

c) non devono subire in modo rilevante l’influenza dell’usura;
d) devono essere adatti alle procedure di trattamento previste;
e) devono essere selezionati in modo da evitare effetti negativi rilevanti in caso di assemblaggio di materiali diversi.

Fenomeni di usura potrebbero, ad esempio, essere presenti in apparecchi che trattano acqua geotermica o apparecchi per la preparazione di miscele saline. In casi come questi potrebbe essere sufficiente scegliere un materiale con una maggiore durezza (il requisito c risolve il problema), oppure potrebbe rendersi necessario un trattamento diverso, come la nitrurazione o il rivestimento (il requisito d risolve il problema).
Particolare attenzione va prestata al requisito e: ad esempio, una giunzione tra acciaio al carbonio e acciaio inossidabile può condurre al deterioramento delle caratteristiche meccaniche dell’acciaio inossidabile, oppure un cladding tra materiali incompatibili può portare al distacco dello stato protettivo, vanificando l’effetto del rivestimento.

Requisiti per la progettazione

Il punto 4.2, lettera a), relativamente alla progettazione, prescrive che:

Il fabbricante dell’attrezzatura a pressione deve definire adeguatamente i valori necessari per i calcoli di progettazione di cui al punto 2.2.3 nonché le caratteristiche essenziali dei materiali e della loro utilizzazione, di cui al punto 4.1

Il punto 2.2.3 elenca i metodi di calcolo che è possibile impiegare per la progettazione di una attrezzatura:
- progettazione mediante formule
- progettazione mediante analisi
- progettazione mediante meccanica della rottura
In ognuno dei casi, il materiale scelto entra nelle relazioni di calcolo con caratteristiche numeriche:

- limite di elasticità, 0,2 % o 1 %, a seconda dei casi, alla temperatura di calcolo,
- resistenza alla trazione,
- resistenza riferita al tempo, cioè resistenza allo scorrimento plastico,
- dati relativi alla fatica,
- modulo di Young (modulo di elasticità),
- appropriato livello di sollecitazione plastica,
- resistenza alla flessione dovuta agli urti,
- resistenza alla rottura;
- idonei coefficienti di giunzione, da applicare alle caratteristiche dei materiali e in funzione, ad esempio, del tipo di prove non distruttive, delle proprietà dei materiali assemblati e delle condizioni di esercizio previste;

A proposito dell’elenco delle caratteristiche, vale la pena di fare un’osservazione: mentre, generalmente, carico di rottura e snervamento a temperatura ambiente, analisi chimica (utile per determinare i coefficienti di giunzione), energia assorbita in prove di urto sono sempre riportati sia sugli standard, sia sui documenti di controllo del materiale, non è così per la trazione a caldo. Il che potrebbe portare il fornitore del materiale a non garantire le caratteristiche a caldo.
Al fine di evitare disaccordi, sarebbe meglio chiedere espressamente all’acciaeria o al distributore che le caratteristiche a caldo siano oggetto di prove specifiche e gli esiti siano riportati sui documenti di controllo (oltre che sulle specifiche).
Tuttavia, la prassi normale di non chiedere prove a caldo e fidarsi dei valori tabulati su specifiche o norme, fornisce comunque garanzie di affidabilità sufficienti, a patto di impiegare materiali europei o americani.
Le caratteristiche a caldo, tabulate nelle norme (per i materiali europei) o in ASME II – Y1 (per i materiali americani), godono di una certa affidabilità legata a una lunga storia di utilizzi di successo. Diverso sarebbe il discorso per materiali definiti da specifiche esotiche (che so? indiane o brasiliane?), non convenzionalmente usati per attrezzature in pressione e magari di scelta piuttosto infrequente.

Rispetto dei RES

Alle lettere b) e c) del punto 4.2 sono date indicazioni relative alla documentazione che mostra evidenza del rispetto dei RES:

b) il fabbricante allega alla documentazione tecnica gli elementi che attestano il rispetto delle prescrizioni della direttiva riguardo ai materiali in una delle seguenti forme:
— mediante l’utilizzazione di materiali in base alle norme armonizzate;
— mediante l’utilizzazione dei materiali che hanno formato oggetto di un’approvazione europea di materiali per attrezzature a pressione in base all’articolo 11;
— mediante una valutazione particolare dei materiali.

c) Per le attrezzature a pressione delle categorie III e IV, la valutazione particolare di cui al terzo trattino della lettera b) è effettuata dall’organismo notificato incaricato delle procedure di valutazione della conformità dell’attrezzatura a pressione.

Molto spesso vengono utilizzati materiali americani (elencati in ASME II). Il rispetto dei RES per questi materiali deve essere evidenziato in un documento chiamato valutazione particolare dei materiali che, come prescritto alla lettera c), per le attrezzature nelle due categorie di rischio più elevate, deve essere valutato dall’organismo notificato scelto per la certificazione.
Come redigere una PMA (acronimo dell’inglese particular material appraisal) è descritto in una sezione dedicata sul sito dell’Unione Europea.

Documenti a supporto

Il punto 4.3 descrive quale documentazione deve essere presentata supporto di tutte le considerazioni effettuate in precedenza:

Il fabbricante dell’attrezzatura deve prendere le opportune misure per accertarsi che il materiale impiegato sia conforme ai requisiti richiesti. In particolare, per tutti i materiali il fabbricante deve fornire documenti che ne attestino la conformità ad un determinato requisito.

Per quanto riguarda le parti pressurizzate principali delle attrezzature delle categorie II, III e IV, tale attestato deve essere costituito da un certificato che prevede un controllo specifico sul prodotto.

Allorché un fabbricante di materiali ha un sistema di garanzia qualità appropriato certificato da un organismo competente stabilito nella Comunità e che è stato oggetto di una valutazione specifica per i materiali, si presume che gli attestati da esso rilasciati assicurino la conformità ai corrispondenti requisiti del presente punto.

Generalmente si utilizzano documenti di controllo redatti e rilasciati secondo la norma europea EN 10204.
Questa norma prevede due classi di documenti:
- materiali soggetti a controlli di tipo non specifico, cioè a controlli non effettuati direttamente sul materiale consegnato, ma su un campione generico (che non è necessariamente quello fornito) e secondo una specifica definita dal fabbricante.
- materiali soggetti a controlli di tipo specifico, cioè a controlli effettuati direttamente sul materiale consegnato oppure su un campione rappresentativo (perché prelevato direttamente nel corso del processo produttivo) e secondo una specifica di prodotto (come, ad esempio, norme europee, specifiche ASME o specifiche redatte dal cliente).

Ciascuna delle classi ha, poi, due gruppi.
Si hanno quindi quattro tipi di documento:
- 2.1, controllo non specifico che non riporta risultati di prove;
- 2.2, controllo non specifico che riporta i risultati delle prove effettuate su un campione generico;
- 3.1, controllo specifico che riporta i risultati delle prove effettuate su un campione rappresentativo;
- 3.2, controllo specifico che riporta i risultati delle prova effettuate su un campione rappresentativo ed è validato anche da un rappresentate del cliente o da un ispettore designato.

Per le attrezzature delle categorie II, III e IV, il documento di controllo deve essere di tipo 3.1 o 3.2. Normalmente si chiede un 3.1, poiché l’emissione di un 3.2 ha costi aggiuntivi che non sono giustificati da un reale beneficio pratico. Il 3.2 viene riservato a richieste esplicite che possono provenire, ad esempio, dal cliente finale oppure dal codice di calcolo e costruzione adottato (AD Merkblatt lo richiede per alcuni particolari componenti).

Indicazioni più puntuali relative al tipo di documento di controllo da presentare per i diversi materiali impiegati nella costruzione di apparecchi in pressione sono fornite nelle linee guida, disponibili sul sito dell’Unione Europea:

Linea guida 7/5
È una linea guida generale che esplicita il riferimento alla norma europea armonizzata EN 10204.
Nelle note contiene una sorta di indice che elenca i riferimenti alle altre linee guida rilevanti della serie.

Linea guida 7/6
Definisce quali sono le parti pressurizzate principali. L'indicazione di usare, per queste parti, documenti di tipo 3.1 o 3.2 è data nella linea guida 7/5.

Linea guida 7/8
Fornisce indicazioni relative alla bulloneria (viti, tiranti, dadi).
Generalmente, la rottura di un bullone di una flangia provoca problemi di tenuta del fluido interno all'attrezzatura (e non il rilascio di tutta l'energia interna), perciò non sono considerati parti pressurizzate principali, bensì componenti per le giunzioni. Vista la linea guida 7/5, per essi è normalmente accettato un documento di tipo 2.2; ciononostante è meglio, se possibile, chiedere un documento di tipo 3.1.

Linea guida 7/10
Chiarisce i requisiti per i materiali d'apporto di saldatura. Specificando per essi la richiesta di un documento di tipo 2.2, li accomuna di fatto alla bulloneria, classificandoli come componenti per le giunzioni.

Linea guida 7/19
Chiarisce quali tipi di documento devono essere emessi per materiali o componenti (forgiati, stampati, saldati, ...) immessi sul mercato come tali e destinati a essere montati in un'attrezzatura.
È più utile se "letta al contrario": i tipi di documento definiti in EN 10204 sono validi essenzialmente per materiali o componenti (forgiati, stampati, saldati, ...) e il loro utilizzo in luogo di protocolli di accettazione (documenti in cui è registrato l'esito positivo di prove svolte durante fasi della costruzione, come FAT o SAT test) è scorretto (pratica a volte perseguita dai TÜV tedeschi).

Linea guida 7/23
Chiarisce quali requisiti devono avere le guarnizioni. Causando la loro rottura problemi di tenuta (e non il rilascio dell'energia accumulata), sono accomunate ai componenti per le giunzioni; pertanto è richiesto un certificato di tipo non specifico.

L’ultimo punto del paragrafo contiene indicazioni per i fabbricanti di materiali: in presenza di un sistema di gestione per la qualità certificato, i documenti rilasciati in accordo a EN 10204 dai fabbricanti sono ritenuti validi ai fini della direttiva. Per questo motivo, una buona modalità operativa per verificare la validità di un documento di controllo, è verificare se il fabbricante è in possesso di una certificazione di sistema ISO 9001 in corso di validità.

Raccomandazioni relative all’indicazione dei materiali
Vediamo, in ultimo, come devono essere definiti e ordinati i materiali al fine di vedersi consegnata merce e documentazione utilizzabile in costruzioni soggette alla direttiva PED.

Materiali europei
Supponiamo di dovere realizzare una tubazione:

PSmax = 10 barg
PSmin = -1 barg
TSmax = 200 °C
TSmin = -20 °C
Materiale: P235GH
Diametro: 168,3 mm
Spessore: 8 mm

Ordinando il materiale con queste informazioni, probabilmente otterremmo un materiale non adatto alle condizioni di utilizzo. Vediamo quali sono i problemi.

Innanzitutto, è d’obbligo indicare la norma di riferimento per il materiale. Nel caso particolare si tratta della EN 10216-2 Seamless steel tubes for pressure purposes – Technical delivery conditions – Part 2: Non-alloy and alloy steel tubes with specified elevated temperature properties.
Non è necessario citare l’intero titolo, ma l’indicazione EN 10216-2 P235GH non è comunque sufficiente: i materiali europei, molte volte, possono essere acquistati specificando numerose opzioni aggiuntive.
Di queste opzioni, scelte dal progettista, è necessario fornire una indicazione precisa.
Fortunatamente le norme europee includono esempi di indicazioni da fornire durante l’ordine.

Vediamo, nel nostro caso di studio, quali opzioni sarà necessario attivare.
L’elenco completo è sempre disponibile nei primi punti della norma. Per i materiali considerati nello standard citato, ad esempio, troviamo queste opzioni:

1) Cold finishing (see 7.3.2).
2) Restriction on copper and tin content (see Table 2).
3) Product analysis (see 8.2.2).
4) Impact testing (see Table 4).
5) Longitudinal impact testing at -10° C for non-alloy steel grades (see Table 4).
6) Tensile testing at elevated temperature (see 8.3.2).
7) Selection of leak-tightness test method (see 8.4.2.1).
8) Non-Destructive Testing for test category 2 tubes for detection of transverse imperfections (see
8.4.2.2).
9) Non-Destructive Testing for test category 2 tubes for detection of laminar imperfections (see 8.4.2.2).
10) Special ends preparation (see 8.6).
11) Set of dimensions other than D and T (see 8.7.1).
12) Exact lengths (see 8.7.3).
13) The type of inspection document other than the standard document (see 9.2.1).
14) Test pressure for hydrostatic leak-tightness test (see 11.8.1).
15) Wall thickness measurement away from the ends (see 11.9).
16) Non-Destructive Testing method (see 11.11.1).
17) Additional marking (see 12.2).
18) Protection (see 13).

Supponiamo che il tubo possa essere effettivamente posto in pressione a bassa temperatura, perciò avremo bisogno di verificarne la resilienza alla temperatura minima di progetto (cioè di provare i 27 J a -20 °C).
Se il codice di calcolo è EN 13480, è possibile riferirsi a tre metodi, descritti in EN 13480-2 – Allegato B, per la verifica dei requisiti di resilienza: senza entrare nel dettaglio, supponendo di avere utilizzato il secondo (applicabile ad alcune classi di materiali europei), visti gli spessore in gioco, risulta sufficiente provare i 27 J a una temperatura di 0 °C. Perciò sarà necessario attivare l’opzione 4), ma non l’opzione 5).

Per quanto detto relativamente alla documentazione a corredo, è necessario avere un documento di ispezione di tipo 3.1. Perciò sarà necessario attivare l’opzione 13, specificando il tipo.

Supponiamo di volerci cautelare chiedendo anche l’esecuzione di prove di trazione a caldo (attenzione! il fornitore dovrebbe comunque garantire i valori minimi tabulati nella norma), attivando così l’opzione 6, per cui va specificata anche la temperatura.

Infine, la norma chiede di specificare una classe di controlli cui il tubo è soggetto. Si tratta di decidere se applicare una classe standard (denominata TC1) o una classe che comprende anche controlli non distruttivi atti a verificare l’assenza di difetti di colata o laminazione (denominata TC2). Nel nostro caso, riteniamo sufficiente una classe TC1.

L’esatta indicazione del materiale deve, quindi, essere data come nell’esempio seguente:

12 m - Tube - 168,3 x 8 - EN 10216-2 - P235GH - TC1 - Options 4, 6: 200 °C, 13: 3.1

Quasi ogni norma europea contiene indicazioni ed esempi. Fanno eccezione le norme i cui materiali non hanno opzioni da specificare.

Materiali ASME
Supponiamo di avere scelto, per il nostro scambiatore dell’esempio precedente, anziché un materiale europeo, un materiale americano: ASME A333 gr. 6, con il medesimo diametro esterno, ma con spessore uguale a 10,97 mm (lo spessore immediatamente superiore a quello scelto nell’esempio europeo, disponibile nella schedula extra strong o XS).

Le specifiche materiali ASME sono molto più rigide di quelle europee e non prevedono opzioni selezionabili dal cliente, tuttavia dispongono di classi predefinite che ampliano la varietà disponibile (qualche volta sono chiamate classi, altre volte gradi, altre ancora tipi).

Iniziamo valutando i problemi già considerati nel caso europeo:
- la resilienza, nelle specifiche ASME, non è detto che farà riferimento ai 27 J previsti dalla direttiva PED, perciò sarà necessario verificare il requisito e incrociare il dato con le esigenze del progettista europeo. Nell’esempio, A333 gr. 6 viene fornito con una resilienza minima di 18 J a -45 °C: mentre la temperatura è sufficiente a coprire le esigenze, la resilienza garantita è troppo bassa. Fortunatamente questi acciai possono arrivare a resilienza molto alte, perciò sarà ragionevole chiedere al fornitore che sia rispettato il termine aggiuntivo 27 J a -45 °C. Il fornitore non garantirà il valore, ma sarà in grado di reperire un materiale il cui documento di accompagnamento riporterà l’esito di tre prove di resilienza con valore medio finale superiore a 27 J.
- le specifiche americane possono anche non prevedere documenti di accompagnamento, perciò sarà necessario specificare oltre al tipo di documento, anche la norma di riferimento. La maggior parte delle acciaiere fornisce automaticamente certificati di tipo EN 10204 – 3.1, spesso anche quando non esplicitamente richiesto.
- l’esecuzione di prove di trazione a caldo per materiali americani è sempre piuttosto problematica: le specifiche non le prevedono mai e, sebbene in ASME II siano presenti tabelle di riferimento da usare nei calcoli, non solo non è condotta la prova di trazione, ma i valori delle tabelle ASME II nemmeno sono garantiti. Perciò è meglio lasciare perdere, pena la necessità di commissionare all’acciaieria un materiale su specifica cliente, con notevole incremento di costi e tempi di consegna. In caso di stretta necessità, una alternativa valida è di fare effettuare le prove a caldo sul materiale acquistato, con il rischio che parte del materiale non risulti adatto e debba essere smaltito o ridestinato.

Sfortunatamente i materiali americani, impongono di fare attenzione a due ulteriori aspetti: le caratteristiche meccaniche e la composizione chimica.
La direttiva PED vincola (in pratica) esplicitamente all’utilizzo del sistema di norme di saldatura della serie EN 15607 ed EN 287-1. In queste norme (ma anche in EN 13480), vige il sistema di classificazione dei metalli definito in ISO 15608.
Nell’esempio europeo, il P245GH ricade nella classe 1.1, definita da alcune limitazioni sul carico di snervamento e sulla analisi chimica. L’A333 gr. 6 soddisfa pienamente le limitazioni sul carico di snervamento, ma non quelle sulla analisi chimica. La richiesta, in particolare, è che il contenuto in carbonio e silicio siano limitati: C ≤ 0,25% e Si ≤ 0,60%. Il materiale americano, invece, può contenere tenori di carbonio fino a 0,30% e di silicio fino a 0,60%, ricadendo così nella classe di materiali 11, il che comporta molte difficoltà e un impegno economico maggiorato per quanto riguarda la saldatura.
Per questo motivo è sempre necessario incrociare i dati della specifica del materiale con quanto prescritto dalle norme del sistema di saldatura e dirimere i problemi fornendo le opportune limitazioni in corso d’ordine.

Le specifiche ASME non regolano il modo di indicare opzioni aggiuntive. Perciò l’esempio seguente è semplicemente un consiglio:

12 m di tubo ASME A333 gr. 6, ASME B36.10 O.D. 168,3 schedula XS, con opzioni aggiuntive:
- C ≤ 0,25%, Si ≤ 0,60%
- impact test 27 J a -45 °C
- certificato EN 10204 - 3.1

Poiché i tubi in schedula americana sono molto diffusi, generalmente è sufficiente indicare tubo 168,3 x sch. XS in ASME 333 gr. 6 omettendo l’indicazione della specifica dimensionale.

Va infine ricordato che per materiali non europei, deve essere redatto un documento di Approvazione Particolare dei Materiali o PMA.
Questo documento riassume le azioni intraprese ai fini del soddisfacimento dei RES della direttiva relativi ai materiali, risultanti nelle note esplicitate in fase di ordine. Una PMA, fondamentalmente, elenca i problemi considerati nella scelta del materiale e indica come la questione è stata risolta, facendo eventualmente riferimento alle sezioni rilevanti dei documenti di ispezione del materiale ordinato.

Ancora letture…

Finito di leggere L’Italia spiegata a mio nonno di Federico Mello.
Credo che in futuro seguirò il suo blog.

E ora passiamo al corregionale Beppe Severgnini: La pancia degli italiani – Berlusconi spiegato ai posteri.

Letture…

Finito di leggere Opinioni di un clown di Heinrich Böll.
Passiamo a L’Italia spiegata a mio nonno di Federico Mello.

Google Sketchup

Mitico! Funziona anche con WINE… una schioppettata!
Tutte le istruzioni per installarlo e superare i primi ostacoli sono qui:
http://wiki.winehq.org/GoogleSketchup

Google Sketchup in azione

Funziona anche l’esportazione in 3D della selezione e l’importazione in Blender (in formato Collada 1.4): luci, camera e azione!

Il modello di Sketchup importato in Blender

WINE e Fedora 13

Ma guarda un po’, dopo l’aggiornamento a Fedora 13:

$ winecfg
wine: could not exec wineserver

Allora:

$ sudo yum search wineserver
[...]
Nessuna corrispondenza trovata

gughela, gughela, gughela…

$ sudo yum info wine-wow
Name        : wine-wow
Arch        : i686
Version     : 1.3.1
Release     : 1.fc13
Size        : 540 k
Repo        : updates-testing
Summary     : Files for wine wow seperation
URL         : http://www.winehq.org/
License     : LGPLv2+
Descrizione : Files for wine wow seperation

Ma che diavolo vuol dire wine wow separation?
Non si poteva proprio usare una descrizione diversa, tipo bunch of files that wine needs to run properly oppure The wine-wow package provides the wineserver service?
E magari aggiungere una dipendenza? (la dipendenza non c’è né in updates, né in updates-testing)

Comunque:

$ sudo yum install wine-wow

oppure su sistemi x86_64*

$ sudo yum install wine-wow.i686

risolve il problema.

* Sui sistemi x86_64 non devono essere installati pacchetti di wine per processori a 64 bit, ma solo pacchetti per i686 (a meno che non dobbiate fare girare programmi compilati a 64 bit per Windows a 64 bit).

Buonanotte…

I gatti hanno tre nomi, vero Thomas Stearns Eliot?

Ora vado a dormire senza chiamarne nemmeno uno, e sperando che, appena addormentato, la gattaccia non venga a zampettarmi addosso con la suo coppia di piccoli compassi da 15 Newton ciascuno.

mod + x86_64 = crash

Questo titolo può apparire strano ai più, ma chi usa la libreria libmodplug (ad esempio chi usa un player basato su gstreamer, come totem o rhythmbox, oppure xmms, o ancora audacious) oltre a non sentire niente e a incappare in un colossale crash del player preferito, sa di cosa scrivo.

Perché ho l’impressione che qualcuno guarda con occhi bovini il nero testo, chiedendosi cosa è la musica in formato mod?
Ahimé, nato in un altro secolo, in un altro millennio… quando c’erano gli Amiga e i floppy da 5″ e un quarto (ci stavano ben 160 kB!) e i PC erano scaldabagni a 12 MHz (sì, ma 33 col turbo!) con 640 kB di RAM e dischi da 16 MB.
Caprettech che non siete altro! Fatevi un idea su The Mod Archive.

Dicevamo: il player va in crash a causa di un problema nella libreria libmodplug versione 0.8.7, solo sui sistemi a 64 bit.

Mentre Ubuntu pare avere aggiornato la libreria alla versione 0.8.8.1, che risolve il problema, per Fedora l’aggiornamento non è nemmeno in updates-testing (al momento in cui scrivo).
Poiché i tentativi di installare il pacchetto ricompilato dall’rpm sorgente preso da Rawhide falliscono miseramente (non ci ho nemmeno provato tanto, in realtà, a modificare il file spec), ecco un trucco per tornare a godere della meravigliosamente vintage collezione di musica.

Prima di tutto, serve scaricare la libreria da qui. Si può scaricare il sorgente, oppure il pacchetto precompilato che non si installerà a causa di problemi di dipendenze.
Partendo dal sorgente, sarà necessario installare tutte le sacrosante dipendenze e dare la solita sequenza magica ./configure --prefix=/usr --libdir=/usr/lib64 && make.
Preso il pacchetto, invece, si dovranno vedere i file contenuti (ad esempio con file-roller), oppure estrarli con rpm2cpio <nome_del_file.rpm> | cpio -idmv.

Quel che conta è arrivare ad avere il file libmodplug.so.1.0.0.
Bellamente disinteressati all’incoerentissimo numero di versione, copiamo la nuova libreria al posto della vecchia:

$ sudo cp libmodplug.so.1.0.0 /usr/lib64/libmodplug.so.0.0.0

oppure, per chi non ha configurato sudo, con un altrettanto efficace:

$ su
Password:
# cp libmodplug.so.1.0.0 /usr/lib64/libmodplug.so.0.0.0

Per vedere se la cosa è andata a buon fine, si può provare a lanciare:

$ cd
$ wget http://www.claudiotomasoni.it/files/audio/TheGunDance.xm
$ gst-launch-0.10 -v playbin uri=file:///home/<vostra home>/TheGunDance.xm

Il rimedio è un po’ brutale, però da me ha funzionato.
Alla prossima…

Barcellona!

Alcune foto della gita a Barcellona…

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